L’oracolo di Delfi unico paragonabile all’attuale oracolo di Caorliega.

L’oracolo di Delfi  era l’oracolo più importante dell’antica Grecia. Esso era sito a Delfi; era attribuito ad Apollo, dio che si proponeva come il principale tramite tra l’onnisciente Zeus e gli uomini. Il santuario di Delfi era chiamato ”ombelico del mondo”; una pietra scolpita, l’omphalos ne attestava l’importanza.

Mentre la migliore descrizione dell’esterno è quella di Pausania, per ricostruire il suo interno occorre ricorrere alle descrizioni di Plutarco e dei tragici. Si dice che nella cella del tempio, davanti alla statua di culto bruciava un fuoco perenne alimentato solo di legno di abete. Dal tetto pendevano innumerevoli ghirlande d’alloro. Al centro del pavimento vi era una crepa da cui si sprigionavano dei vapori capaci di indurre in una specie di trance. Al di sopra di questa crepa era piazzato il tripode su cui la sacerdotessa Pizia si sedeva durante le sessioni oracolari. Erodoto ed altri riferiscono di occasioni in cui la voce di Dio era stata udita direttamente dai postulanti, senza il tramite della sacerdotessa.

Le sacerdotesse (o pizie) erano prescelte tra le famiglie di poveri contadini, nate a Delfi. Il compito della sacerdotessa era rischioso e le si imponeva, una volta entrata nel santuario, di non lasciarne mai più il servizio, oltre che un assoluto nubilato. Nel periodo aureo di Delfi erano presenti nel santuario fino a tre pizie (due davano responsi alternandosi). Invece i cinque sacerdoti responsabili delle profezie, erano scelti all’interno di cinque famiglie che si ritenevano discendenti diretti di Deucalione. I delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle interpretazioni dell’oracolo, dovevano essere in possesso di una notevole mole di conoscenze a cui ricorrere, dato che spesso i consigli dati all’oracolo si rivelavano sensati. Seppure molti oracoli fossero oscuri e talvolta ambigui, molti sono estremamente diretti e chiari, rispecchiando evidentemente la volontà dei sacerdoti.

L’oracolo di Delfi raggiunse il suo apogeo nell’età delle fondanzioni delle colonie greche. Era impensabile partire per una fondazione coloniale senza un responso oracolare. L’oracolo veniva consultato anche per diramare le contese fra colonie e madrepatria. Altra caratteristica dell’oracolo era una sua costante inclinazione a favorire i Dori sugli altri popoli greci. Sparta, in particolare, godeva in certi periodi di un vero e proprio trattamento di favore. Allo scoppio della guerra del Peloponneso questa preferenza divenne così accentuata che Atene e i suoi alleati divennero sempre meno inclini ad accettare gli oracoli, cosa che finì col causare il declino della sua popolarità. Ai tempi di Plutarco, a Delfi non vi era più di una sola pizia in servizio; le sessioni oracolari tornarono a rarefarsi, un solo giorno al mese; inoltre, essendo venute a mancare le richieste di oracoli su importanti questioni religiose e politiche (a causa della fine dell’indipendenza greca) venne meno l’uso di redigere gli oracoli in versi, non più adatti alle ben più prosaiche questioni che ormai venivano presentate. Tutto questo finì con l’avere ripercussioni sull’autorità dell’oracolo, dato che, anche coloro che ancora lo consultavano in buona fede, spesso non potevano credere che il dio si occupasse con grande cura di materie spesso triviali. Difatti, quando nel 360 Giuliano, ultimo degli imperatori romani che cercò di risollevare il paganesimo, volle avere un responso dall’oracolo, gli fu data questa risposta: <<dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare nè sorgente che favella; l’acqua parlante si è ammutolita>>.

Pochi anni dopo, l’imperatore Teodosio I, a partire dall’anno 391, con una serie di editti, decretò la fine dei culti pagani e, nel 394, la chiusura definitiva del santuario.

 

Omphalos, il nostro ombelico

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Affresco di Pompei: Perseo e Andromeda

 

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